timeless horizons

signorinalunastorta:

come vorrei essere bella anche senza ghirigori, senza gli artifici della lingua che con le sue fatture magiche sa tessere abiti di seta per ogni cenerentola o fiammiferaia; esser bella, dunque, così, e fermare orologi e persone con uno sguardo che non ha paura di giudizi. non ho ancora imparato a muovermi ad arte tra la gente, e sto bene solo dove non ci sono persone o ce ne sono troppe, e sono una qualsiasi tra le tante ninfee nello stagno.

"La bellezza è un mondo tradito. […] Se la vogliamo trovare dobbiamo strappare la tela del fondale."

L’insostenibile leggerezza dell’essere.

"Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l’amore) dall’altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza. — Milan Kundera."

L’insostenibile leggerezza dell’essere.

"In Europa la bellezza è sempre stata premeditata. C’è sempre stata un’intenzione estetica e un progetto a lungo termine. […] La bellezza di New York ha una base completamente diversa. E’ sorta senza intenzione da parte dell’uomo, un po’ come una grotta di stalattiti. Forme in sé brutte si trovano per caso, senza un piano, in ambienti così incredibili che di colpo brillano di una poesia magica. M. Kundera."

L’insostenibile leggerezza dell’essere.

"In Boemia i cimiteri assomigliano a giardini. Le tombe sono coperte di erba e di fuori variopinti. Le lapidi modeste si perdono nel verde del fogliame. Quando fa buio, il cimitero è pieno di candeline accese, come se i morti stessero organizzando un ballo infantile. SÌ, un ballo infantile, perché i morti sono innocenti come bambini. Anche quando la vita era piena di crudeltà, nei cimiteri regnava sempre la pace. Anche durante la guerra, anche con Hitler, con Stalin, con tutte le occupazioni. Quando lei si sentiva triste, prendeva la macchina e andava lontano, fuori da Praga, a passeggiare in uno di quei cimiteri di campagna che le piacevano. Quei cimiteri, sullo sfondo di colline azzurre, erano belli come una ninnananna."

L’insostenibile leggerezza dell’essere.

"Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso."

L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera

"Aveva un desiderio terribile di dirgli, come la più banale delle donne: non lasciarmi, tienimi con te, domami, soggiogami, sii forte! Ma erano parole che non poteva né sapeva pronunciare. Quando l’ebbe sciolto dall’abbraccio, disse soltanto: «Come sono felice di essere con te.» Con il suo carattere riservato, era il massimo che potesse dire."

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere.

"«Cos’hai?» disse lui. «Niente». «Cosa vuoi che faccia per te?». «Voglio che tu sia più vecchio. Più vecchio di dieci anni. Di vent’anni!». Con questo gli voleva dire: voglio che tu sia debole. Che tu sia debole quanto me."

L’insostenibile leggerezza dell’essere.

"Un avvenimento è tanto più significativo e privilegiato quanti più casi fortuiti intervengono a determinarlo? Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno, tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla. Cerchiamo di leggervi dentro come gli zingari leggono le immagini formate dai fondi del caffè in una tazzina."

L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera.

"Un libro era per Tereza il segno di riconoscimento di una fratellanza segreta. Contro il mondo della volgarità che la circondava, essa aveva infatti un’unica difesa: i libri che prendeva in prestito alla biblioteca comunale […] le offrivano la possibilità di una fuga immaginaria da quella vita, […] ma avevano significato per lei anche in quanto oggetti. Le piaceva passeggiare per strada con dei libri sotto il braccio. Essi rappresentavano per lei ciò che il bastone da passeggio rappresentava per un dandy. La distinguevano dagli altri."

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere.

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